
Album: The Moon Is A Dead World
Band: Gospel
Anno: 2005
Genere: Screamo/Psichedelia/Progressive Rock
Tracklist:
01. Congratulations... You've Hit The Bottom
02. Yr Electric Surgery Is Sweet
03. A Golden Dawn
04. Paper Tigon
05. And Redempition Fills The Emptiest Of Hearts
06. Opium
07. What Means Of Witchery
08. As Far As You Can Throw Me
Review:
Pur essedo un genere relativamente giovane (le sue prime manifestazioni risalgono al '94 con i Portraits Of Past), lo Screamo ha visto in questi ultimi anni delle continue evoluzioni e rinnovamenti: dalle influenze Post-Rock di bands come City Of Caterpillar e Envy, al Progressive dei Circle Takes The Square, fino alle estremizzazioni in senso Hardcore dei Pg. 99, ma quello dei Gospel rimane un episodio unico nel suo genere, e che ancora oggi non ha eguali.
Nella loro breve, ma intensissima carriera, i quattro newyorkesi sono riusciti a mettere la firma su una delle pagine più originali, significative ed emozionanti di questa branca del Post-Hardcore.
The Moon Is A Dead World, loro primo ed ultimo album, è un perfetto esempio di come lo Screamo possa fungere da meltin' pot per generi apparentemente molto distanti tra di loro; è così che il Post-Hardcore si fonde a perfezione con lo Space Rock, lo Psych Rock degli anni '70, il Midwestern Emo e il caro vecchio Progressive, con un approccio a metà tra passato e presente, con un aggressività che fà da filo conduttore tra le 8 canzoni che compongono questo capolavoro e con un gusto retrò mai eccessivo ma sempre vivo e pulsante in tutti i brani.
Vocalmente parlando gli Scream sono taglienti, abrasivi, graffianti e stonati, passano facilmente dalla spoken word alle urla, ricordando addirittura alcune bands Emo come Cap 'N Jazz e Three Penny Opera, in una veste però molto più aggressiva e violenta. Musicalmente parlando ci troviamo di fronte ad una delle bands Post-Hardcore di maggiore sapienza e bravura nel maneggiare gli strumenti, mentre bands come Fall Of Troy, usano la loro immensa tecnica in modi fini a loro stessi, i Gospel dimostrano di avere cervello nello sfruttamente delle abilità, ricordando da questo punto di vista i mitici At The Drive-In, riuscendo a tirare fuori prodezze strumentali al momento giusto, lasciando letteralmente a bocca aperta. Senza dubbio colui che trascina la band nelle sue pazze danze psichedeliche è il batterista: una scheggia impazzita che con il suo tocco unico riesce a fondere batteria Hardcore e Progressive, dando la spinta necessaria a trasformare ogni pezzo in un capolavoro. La chitarra è spigolosa, desolata, deserta ed acida, e dipinge melodie sconnesse tanto quanto le immagini che questo album evoca alla mente. Fenomenale il basso e il synth Prog, il quale in teoria stonerebbe in una qualsiasi formula Screamo, ma che quì aggiunge ancora più magia e atmosfera ad un comparto musicale già perfetto di suo.
La produzione del disco è affidata a nientepopodimeno che Kurt Ballou, chitarrista dei Converge, e produttore famoso per riuscire a dare a musica già aggressiva di natura, un taglio ancora più rabbioso e cattivo e naturalmente quà non si smentisce, con una registrazione a tratti quasi lo-fi, e la voce a volumi bassi (caratteristica che possiamo ritrovare anche nei Converge), rendendola particolarmente incisiva.
I testi sono pitture psichedeliche di un apocalisse ormai vicina, e vanno a completare lo scenario che dipingono nella gran parte della durata del disco le lunghe sessioni strumentali.
Trovare dei brani che spuntano sopra agli altri sarebbe una perdita di tempo davanti ad un simile album, mi limito a parlare dei miei preferiti: A Golden Dawn è senza dubbio il primo brano davanti al quale si resta spiazzati, grande spazio viene lasciato agli strumenti, tra progressioni, soli e arpeggi sconnessi ci regalano 9 minuti di pura trance. Il trio finale Opium-What Means Of Witchery-As Far As You Can Throw Me, andrebbe letto come un unica, ipnotica canzone da 20 minuti, stupendo ed emozionante con il suo mood desertico ed apocalittico, conclude il disco in un modo semplicemente perfetto.
Un album da riscoprire e da apprezzare fino all'ultima nota questo The Moon Is A Dead World. Un viaggio nei deserti lunari che solo i Gospel sono in grado di farci fare.
Gospel live
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